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«No, nun so’ stata io!»: I libri non-finiti di Carlo Emilio Gadda

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dc.contributor.advisor Ricci, Roberta
dc.contributor.author Bindert, Victoria
dc.date.accessioned 2014-07-24T17:50:10Z
dc.date.available 2014-07-24T17:50:10Z
dc.date.issued 2014
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/10066/14466
dc.description.abstract La vita e le esperienze di C.E. Gadda hanno formato il suo stile unico. Gadda è cresciuto nella casa con la madre da solo, dopo la morte di suo padre nel 1909. Sua madre ha continuato a mantenere l’apparenza di ricchezza, che ha infuriato Gadda e ha creato la sua rabbia contro la borghesia. Questo è importante perché le opere di Gadda sono autobiografiche, e i protagonisti rappresentano Gadda e i suoi pensieri del mondo. Poi nel 1920, Gadda si è laureato in ingegneria elettrica, che ha influenzato molto il suo stile di scrivere. Vediamo quest’aspetto dello stile di Gadda nel suo modo di scrivere della «concausa» nella realtà e anche nell’uso delle parole tecniche in un modo combinatorio. Secondo Gadda, «solo la scienza sembra di non soffrire di contraddizioni: perciocché essa non costituisce mai un sistema totale, ma una pluralità di posizioni» (Meditazione milanese, 126). Prova di portare quest’attitudine scientifica alla letteratura. Le interazioni nella realtà nel mondo esistono in una rete complessa. Per Gadda, «Every point on the map of possibility can be a starting point, every object a web that radiates outward» (Dombroski). Gadda è conosciuto per lo stilo combinatorio, chiamato «pastiche» con cui prova a rendere difficili da capire le sue parole. Il pastiche è una mescolanza di codici linguistici diversi che crea l’effetto di stravolgimento. Gadda fa la scrittura così perché il mondo è anche difficile da capire. Specificamente nella mia tesi, studio un altro aspetto importante dello stile di Gadda: i libri «non-finiti.» Analizzo due dei lavori più importanti di Gadda, La cognizione del dolore (1963) e Quer pasticciaccio brutto di Via Merulana (1957). In quei due libri, c’era un’uccisione in cui non sappiamo alla fine chi era colpevole. Ci sono sospetti e teorie di chi potrebbe essere l’assassino, ma non lo sappiamo con certezza la soluzione vera. Provo a cercare una risposta alla domanda, «perché Gadda non ha dato un nome al assassino?» e l’impatto di questo stile sul lettore. Mostro che, secondo Gadda, non dobbiamo sapere chi era colpevole a causa dell’incertezza, l’inconoscibilità, e l’indeterminazione degli eventi. Per Gadda, «Ma io lo considero finito…letterariamente concluso. Il poliziotto sa che è l’assassino e questo basta».
dc.description.sponsorship Bryn Mawr College. Department of Italian
dc.language.iso ita en_US
dc.rights.uri http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/us/
dc.subject.lcsh Gadda, Carlo Emilio, 1893-1973 -- Criticism and interpretation
dc.title «No, nun so’ stata io!»: I libri non-finiti di Carlo Emilio Gadda
dc.type Thesis
dc.rights.access Open Access


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